Carla immersa nei colori dei filati che utilizza per gli accessori Ninouche des Iles

Dialogo con Carla: Ninouche des Iles tra bottoni, colori e impatto sociale

In un mondo di bottoni per caftani, Carla ha scoperto un universo creativo. Questa artigiana romana è la mente dietro Ninouche des Iles, un marchio che trasforma filati Marocchini in accessori unici. Scopriamo la sua storia e come questa passione le ha permesso di dare autonomia alle donne che collaborano con lei.
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Come hai iniziato la tua attività? Quando è nato il tuo brand Ninouche des Iles?

Lavoravo da più di 20 anni con il Marocco quando ho scoperto il mondo dei bottoni per i caftani, un universo multiforme che nasce da tecniche antiche e complesse. Vengo da una famiglia di pittrici, il senso del colore è potente, in più sono una bricoleuse nata.
La pandemia e i miei primi 60 anni, poi, mi hanno cambiato le prospettive facendo convergere un’idea con un obiettivo: dare risalto a questa tecnica pazzesca (utilizzando i bottoni come se fossero pietre preziose) e autonomia alle donne che li fabbricano.
bottoni colorati di ninouche des iles

Qual è il tuo accessorio preferito tra quelli creati finora? Come mai?

Adoro tutti i modelli che si ispirano alla gioielleria classica, come fossero i gioielli della nonna con l’incredibile twist degli accostamenti di forme e colori dei bottoni.

Quindi gli orecchini Porquerolles con il castone a monachella e il barilotto pendente come nell’800, i bracciali Torcello con la chiusura a cassetta come quelli degli anni 40, i colliers Capri con la doppia incastonatura a 3 diametri.

tavolo da lavoro di Ninouche des Iles

Dove si possono trovare i tuoi prodotti?

La mia è una produzione molto limitata che distribuisco in Italia, Marocco e Francia. Preferisco esporre in piccole gallerie e concept stores dove so che ci si focalizza sull’unità e particolarità degli oggetti esposti.

Zamalabz e Tornosubito hanno poi reso possibile una visibilità ed un rapporto con il cliente per me impensabili prima, nonché una vetrina concreta su Milano, la città più importante per chi fa il mio lavoro.

Come scegli il nome dei tuoi prodotti?

Ninouche des Iles l’ha inventato un amico, ispirandosi al verso di John Donne “nessun uomo è un’isola” che riassume molto dell’essenza del mio progetto.

Da lì la scelta dei nomi per i prodotti è stata facile, il nostro è un mare pieno di isole.

 

Quali sono le recensioni dei tuoi clienti che ti hanno fatto sentire più orgogliosa

 

Tutte quelle, e sono la quasi totalità, in cui mi dicono che non si aspettavano colori così belli. Il mio è un prodotto difficilissimo da fotografare, i colori hanno una vividezza dal vivo che è impossibile da riprodurre in una foto sul web

Come ti impegni per garantire la sostenibilità e l’impatto sociale positivo della tua attività?

La sostenibilità non esiste, non faccio che prendere aerei e spedire di qua e di là, ma l’impatto sociale è grande. Sono riuscita a coinvolgere donne che non erano praticamente mai uscite di casa e non è stato facile.

Molte sono analfabete, nessuna parla francese, sto studiando l’arabo con immensa fatica, però però… tante ormai prendono il taxi, e se lo pagano, per venire agli appuntamenti, una si è comprata il motorino, tutte hanno installato whatsapp e si reclutano fra vicine di casa. 

Nessuna donna, appunto, è né deve essere un’isola.

le donne marocchine che collaborano con Ninouche des Iles

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